Hai consegnato la merce o completato il lavoro. La fattura è scaduta, il cliente rimanda e il pagamento non arriva.
Nel frattempo, però, la tua azienda deve pagare dipendenti, fornitori e scadenze. Il problema non è soltanto recuperare quei soldi: bisogna anche capire come rappresentare il credito nel bilancio e se esistono le condizioni per riconoscere fiscalmente la perdita.
Sono tre questioni diverse. Sistemare la contabilità non recupera il denaro; ottenere una deduzione fiscale non equivale a incassare la fattura.
1. Prima di tutto, capisci perché il cliente non paga
Non tutte le fatture scadute vanno gestite nello stesso modo.
Il cliente riconosce il debito, ma chiede tempo.
Puoi valutare un piano di rientro scritto, con importi e scadenze precise. Per organizzare la liquidità dell’azienda, considera le rate realisticamente attese, non l’intero credito come se fosse già disponibile.
Il cliente contesta il lavoro o la fornitura.
Il punto da chiarire è la contestazione: che cosa sostiene, quali documenti avete e se esiste spazio per un accordo. Prima di concedere uno sconto o rinunciare a una parte del credito, valuta le conseguenze con i professionisti che ti assistono.
Il cliente non risponde o manifesta difficoltà serie.
Continuare a mandare lo stesso sollecito può non essere sufficiente. Occorre valutare con il legale tempi, costi e concrete possibilità di recupero, informando anche il commercialista.
Il primo risultato da ottenere è quindi una risposta a questa domanda: il pagamento è soltanto in ritardo oppure ci sono ragioni concrete per dubitare dell’incasso?
2. Un credito di 10.000 euro non vale sempre 10.000 euro in bilancio
Supponiamo che la tua SRL abbia un credito di 10.000 euro. Dopo aver esaminato la situazione del cliente, emerge una previsione documentata di recupero di soli 4.000 euro.
In questo esempio semplificato, il bilancio deve tenere conto della perdita di valore di 6.000 euro, attraverso una svalutazione appropriata. Non sarebbe corretto continuare a rappresentare il credito come interamente recuperabile.
Svalutare significa adeguare il valore contabile a quanto si prevede di incassare. Non significa, da solo, rinunciare a chiedere il pagamento al cliente.
La stima deve essere motivata: non basta scegliere una percentuale per abbassare l’utile. Il principio contabile OIC 15 richiede di considerare gli indizi di perdita di valore, comprese le difficoltà finanziarie del debitore e gli inadempimenti. Fonte: OIC 15, paragrafi 59 e seguenti.
3. Posso pagare meno imposte sulla fattura che non incasso?
Può essere possibile, ma non basta registrare una svalutazione in bilancio.
Le regole fiscali devono essere verificate separatamente. Per le perdite su crediti, la disciplina richiede normalmente elementi certi e precisi; prevede inoltre casi specifici nei quali tali elementi si considerano presenti.
Uno di questi riguarda i crediti di modesta entità scaduti da almeno sei mesi: il limite è di 2.500 euro per le imprese diverse da quelle di più rilevante dimensione, per le quali è previsto il limite di 5.000 euro.
Questo non significa «dopo sei mesi cancello tutte le fatture». Vanno controllati l’importo del credito, il rapporto da cui deriva, il trattamento contabile e il periodo corretto di deduzione. Fonte: articolo 101 del TUIR, commi 5 e 5-bis.
Un credito più elevato non è automaticamente escluso dalla deduzione: richiede di verificare gli altri presupposti applicabili.
Il beneficio, quando spetta, consiste nella riduzione del reddito imponibile: lo Stato non restituisce l’importo della fattura. Anche l’effetto concreto sulle imposte dipende dalla situazione della società.
4. E l’IVA già versata?
L’IVA segue regole proprie: non si recupera automaticamente perché il credito è stato svalutato o perché la perdita è fiscalmente deducibile.
Per alcune procedure concorsuali, la disciplina consente la variazione IVA già dall’apertura della procedura, senza attendere la conclusione. Occorre però verificare quale procedura sia coinvolta, quando sia iniziata e i termini per emettere la nota di variazione. Il semplice ritardo nel pagamento non basta. Fonte: Agenzia delle Entrate, chiarimenti sulle note di variazione IVA.
Se scopri che un cliente è entrato in una procedura concorsuale, avvisa subito lo studio: aspettare il bilancio può far arrivare tardi una verifica che andava fatta prima.
5. Che cosa fare concretamente questa settimana
Prepara un elenco delle fatture scadute, separando quelle che prevedi ancora di incassare da quelle problematiche.
Per ogni posizione indica:
- quanto resta da incassare e da quando;
- l’ultima risposta del cliente;
- eventuali contestazioni o accordi di pagamento;
- i solleciti già inviati e l’eventuale intervento del legale.
Con questi elementi, il controllo deve arrivare a tre risposte concrete:
- Quale incasso è ragionevole prevedere, e quando?
- Quale valore deve avere il credito in bilancio?
- Esistono condizioni e termini per dedurre una perdita o recuperare l’IVA?
Non limitarti quindi a chiedere «possiamo scaricare questa fattura?». La domanda utile è: «Come gestiamo questo credito, quali possibilità abbiamo e quali scadenze non dobbiamo perdere?»
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Informazioni generali: il trattamento di ogni credito richiede l’esame della documentazione e delle regole applicabili al caso concreto.

